Camerata Strumentale di Prato, il concerto di Pasqua celebra Bach con Arianna Radaelli e Andrea Buccarella
31/03/2026
Il tradizionale concerto di Pasqua della Camerata Strumentale di Prato cambia cornice e sceglie quest’anno il Teatro Metastasio, spazio che ben si presta a un programma costruito attorno al fascino del clavicembalo e alla scrittura di Johann Sebastian Bach. Protagonisti della serata saranno Arianna Radaelli e Andrea Buccarella, impegnati sia nella direzione sia al clavicembalo, in un appuntamento che mette al centro quattro concerti tra i più significativi del repertorio bachiano per tastiera e orchestra. La scelta di affidare il programma a due interpreti uniti da una profonda sintonia artistica, oltre che personale, conferisce al progetto una fisionomia precisa, fatta di rigore stilistico, intesa musicale e attenzione alla dimensione cameristica del dialogo sonoro.
Il cuore del concerto è rappresentato da quattro pagine che restituiscono l’ampiezza della riflessione di Bach sul rapporto tra strumento solista e insieme d’archi. In programma figurano il Concerto in do maggiore per due clavicembali, archi e basso continuo BWV 1061, il Concerto in re minore per clavicembalo, archi e basso continuo BWV 1052, il Concerto in la maggiore per clavicembalo, archi e basso continuo BWV 1055 e il Concerto in do minore per due clavicembali, archi e basso continuo BWV 1062. È un itinerario che alterna pagine per una sola tastiera e lavori concepiti per il dialogo serrato tra due clavicembali, offrendo al pubblico la possibilità di ascoltare una delle espressioni più alte della scrittura concertistica bachiana.
Un programma dedicato al clavicembalo tra virtuosismo e architettura musicale
L’aspetto più interessante di questo programma sta nel modo in cui il clavicembalo viene restituito non come semplice strumento di accompagnamento, ma come vero protagonista di una scrittura di grande forza espressiva. Nei concerti scelti dalla Camerata Strumentale di Prato, Bach mette in gioco una straordinaria capacità di costruzione formale, ma anche una sorprendente vitalità teatrale, fatta di contrasti, rilanci, equilibri interni e dialoghi serrati tra il solista e l’orchestra. Nel caso dei concerti per due clavicembali, questa tensione si amplifica ulteriormente, perché la scrittura si fonda sull’intesa tra le due tastiere, che si inseguono, si specchiano e si sostengono con una precisione quasi architettonica.
La presenza di Arianna Radaelli e Andrea Buccarella appare particolarmente adatta a valorizzare proprio questa dimensione. Il loro lavoro comune permette di immaginare un’interpretazione nella quale il dialogo tra i due strumenti non sia soltanto tecnico, ma anche musicale nel senso più pieno, fondato su una respirazione condivisa e su una visione unitaria del fraseggio. In un repertorio come questo, il rischio sarebbe quello di ridurre tutto al virtuosismo tastieristico; la sfida, invece, consiste nel restituire la trasparenza delle linee, la tensione interna dei movimenti lenti, la precisione ritmica e la naturalezza con cui Bach trasforma l’elaborazione contrappuntistica in energia viva.
Le trascrizioni di Bach e il legame con il Collegium musicum di Lipsia
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la natura stessa di queste composizioni. Nessuno dei quattro concerti in programma, infatti, nacque originariamente per il clavicembalo. Si tratta di trascrizioni che Bach realizzò a partire da lavori destinati ad altri strumenti, adattandoli alla tastiera con una libertà e una intelligenza tali da farne opere compiute e autonome. Del BWV 1062, in do minore, è nota anche la versione originaria per due violini; per altri concerti, invece, le prime redazioni sono andate perdute, lasciando agli studiosi il compito di ricostruirne, almeno in parte, la genesi.
Questi adattamenti furono pensati da Bach per il proprio Collegium musicum, l’ensemble che dirigeva a Lipsia e che riuniva studenti e professori universitari nelle esecuzioni al Caffè Zimmermann. È un dettaglio che aiuta a leggere il programma non come una semplice successione di capolavori, ma come il riflesso di una pratica musicale concreta, viva, legata al piacere del fare musica insieme. Nel concerto proposto dalla Camerata Strumentale di Prato si ritrova proprio questa idea: una musica di altissimo livello che non rinuncia alla dimensione della condivisione, del confronto tra interpreti e della gioia intellettuale del suonare. La collocazione al Teatro Metastasio, per un appuntamento pasquale di questa qualità, rafforza il senso di una proposta che unisce eleganza, profondità e una rara coerenza artistica.
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